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Decreto Tajani: nuova questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Avellino

2 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min

Il Tribunale di Avellino ha inviato un nuovo quesito alla Corte Costituzionale italiana in merito alla riforma della cittadinanza approvata nel 2025.


Il caso riguarda una minore nata all'estero e il rifiuto di un Comune in provincia di Avellino di trascrivere il suo certificato di nascita.


Nel decreto di sospensione del giudizio e di rimessione degli atti alla Corte Costituzionale del 15 settembre 2026, il Giudice ritiene rilevante e "non manifestamente infondata" la questione della costituzionalità dell'articolo 3-bis della legge 91/1992 , introdotto dal decreto-legge 36/2025 e convertito nella legge 74/2025.


Secondo il provvedimento del Tribunale, i genitori della minore hanno presentato ricorso contro il rifiuto dell'ufficiale di stato civile di trascrivere il suo certificato di nascita.


La bambina è nata all'estera e uno dei genitori ha successivamente ottenuto la cittadinanza italiana per discendenza (jure sanguinis) tramite una sentenza definitiva del Tribunale di Napoli.

Il Giudice afferma espressamente che, secondo le norme in vigore prima della riforma del 2025, la richiesta sarebbe stata accolta.


Il problema sorge perché l'articolo 3-bis ora considera come se alcune persone nate all'estero e in possesso di un'altra cittadinanza non avessero mai acquisito la cittadinanza italiana, anche quando la nascita è avvenuta prima dell'entrata in vigore della nuova norma, salvo le eccezioni previste dalla legge.


Nel caso di Avellino, secondo il giudice, queste eccezioni non si applicano.


Tribunale di Avellino
Tribunale di Avellino

Il Tribunale di Avellino sottolinea che la cittadinanza esiste dalla nascita ed è un diritto permanente, imprescrittibile e giustiziabile in ogni tempo.


Uno dei punti centrali della decisione riguarda la giurisprudenza della Corte di Cassazione in merito alla natura della cittadinanza iure sanguinis .

Il decreto di sospensione ricorda che le Sezioni Unite di Cassazione hanno consolidato il principio secondo cui la cittadinanza per discendenza si acquisisce originariamente con la nascita e che qualsiasi successiva decisione amministrativa o giudiziaria ha carattere dichiarativo.

In altre parole, il riconoscimento non creerebbe la cittadinanza, ma si limiterebbe a confermare formalmente uno status già esistente.

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