Il Tribunale di Ancona riconosce la cittadinanza italiana dopo la riforma del 2025
- silviadellelce
- 24 apr
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La sentenza del Tribunale di Ancona
Con una decisione del 24 aprile 2026, il Tribunale di Ancona ha riconosciuto la cittadinanza italiana ad alcuni ricorrenti discendenti da cittadino italiano, nonostante il ricorso fosse stato presentato dopo l’entrata in vigore della riforma.
Il giudice ha applicato una delle eccezioni previste dalla nuova normativa, ritenendo sufficiente la prova che un ascendente di primo o secondo grado fosse cittadino italiano e non avesse mai perso tale status.
Elemento centrale della decisione è stato il richiamo ai principi consolidati della giurisprudenza, in particolare sul riparto dell’onere della prova:
il ricorrente deve dimostrare la propria discendenza da un cittadino italiano;
l’amministrazione deve invece provare eventuali cause di interruzione della trasmissione della cittadinanza.
Il Tribunale ha sottolineato che tali principi restano validi anche dopo la riforma, evidenziando una continuità con l’orientamento precedente.
Accesso diretto alla tutela giurisdizionale
Un altro aspetto rilevante riguarda il rapporto tra via amministrativa e giudiziaria. Il Tribunale ha affermato che, in presenza di ritardi o inefficienze delle autorità consolari, il ricorrente può rivolgersi direttamente al giudice, senza essere penalizzato per l’impossibilità di ottenere risposta dalla pubblica amministrazione.
Questo principio rafforza la tutela dei diritti dei richiedenti e limita il rischio che ostacoli burocratici impediscano il riconoscimento della cittadinanza.
In particolare, il Tribunale ha:
escluso che i ricorrenti debbano supplire alle inefficienze amministrative;
confermato la possibilità di ottenere tutela giudiziaria in tempi relativamente rapidi (circa cinque mesi).
Conclusioni
La pronuncia del Tribunale di Ancona rappresenta un importante punto di riferimento nel panorama post-riforma. Essa dimostra che, nonostante l’introduzione di limiti più rigorosi, il diritto alla cittadinanza italiana per discendenza continua a essere riconosciuto.
In prospettiva, questo orientamento potrebbe influenzare altri tribunali italiani, contribuendo a definire una prassi uniforme nell’applicazione della riforma del 2025.



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